Capitolo 1
CAPITOLO I
Dodici bambini dai otto anni ai due anni eravamo tutti attorno al
pantano i più grandi frequentavano la
scuola elementare, secondo la legge di Archimede ogni corpo più leggero
dell’acqua galleggia quindi dovevano fare un esperimento ,con un secchio di legno
fra noi dodici ,ne dovevano trovarne uno che
entrava nel secchio per metterlo a bagno nel pantano, mia sorella
Lina la più grande del
branco , con la sua voce
autoritaria ordina di entrare nel secchio ma nessuno ne vuole sapere quindi
toccò a me, mi misero dentro con le gambe piegate ,le mani aggrappate al bordo
del secchio , con una zappa mi
spinsero a largo ma haime ,essendo il secchio molto profondo stretto
si capovolse ed io finii in acqua, dalla paura scapparono tutti e mi lasciarono
lì, io non sapevo nuotare non ero mai è mai stata a bagno in tanta acqua mi allungai dritta tesa sopra l’acqua battendo forte le gambe riuscii a arrivare a
riva , poi mia sorella ritorna io ero arrivata a riva mi tese una mano ed uscii
fuori e mi porta a casa davanti a mia
madre che stava parlando con una signora del paese non fece poi tanto caso a me rimase
seduta dov’era, disse a mia
sorella,;- mettila a letto.-Tutta bagnata infreddolita in attesa che mi
portasse qualche straccio da mettere . Mia madre diceva sempre che lei non
poteva essere in grado di badare a dodici bambini piccoli ci metteva nelle mani della Mamma Celeste e quindi sarebbe andato sempre tutto
bene e difatti aveva ragione.
Questa nuova avventura purtroppo io non la ricordo, avevo due anni e mezzo era in tempo di guerra
eravamo in famiglia ventisette persone, mia madre doveva fare una cena
importante quella sera per un ammiraglio dell’esercito americano, il proprietario del nostro terreno cui eravamo
mezzadri ci teneva molto alla cucina di mia madre quando aveva qualcuno
importante da saziare lo portava a casa
nostra. Non eravamo molto lontano da casa a pascolare il bestiame quando si
fece quasi buio mio zio chiede a mia sorella Lina di accompagnarmi a casa ma io
mi misi a piangere ero stanca non volevo camminare, lei mi lascia li e se ne va
a casa da sola. Nel gran trambusto non si accorgono che io non c’ero, verso le
undici di sera quando a cena finita mia
madre va a letto e Marina non c’èra .Di
solito quando mia madre aveva troppo da fare mi accompagnava a letto la zia
Assunta era cieca da un’ occhio e faceva le faccende più leggere, in casa
aiutava mia madre quando era in difficoltà ma quella sera nemmeno lei se ne
accorse che io mancavo.- Assunta dov’è Marina?-:-: non lo so,;- come io pensavo che l’avessi
portata a letto tu? - C’era il coprifuoco non si poteva uscire da casa .
Mio padre mi racconta questa storia che era in punto di morte. piangeva
come un bambino. Non fu molto difficile ottenere un permesso dall’esercito
americano per poter uscire di casa in
breve tempo l’ottennero, ma sta benedetta sorella Lina che le combinava
tutte lei, sapeva dove mi aveva lasciato e incominciava anche
piovere, tutto si risolve felicemente in pochi minuti mi trovavano addormentata
ed io esclamai appena mi presero in braccio oh piove. .
Appena finite le elementari mi
misero in mano una zappa, sui libri di scuola c’era una bella frase; voi
cittadini di città non potrete mai capire cos’è la zappa ,non ricordo l’autore
di questa frase, era descritta una cosa magica molto bella, leggera, agevole,
con questa vi si lavorava come per gioco , muoveva la terra leggera cambiava
colore al terreno, ma purtroppo la realtà non era così. Per una bambina troppo piccola la zappa è
dura e pesante non è facile da manovrare i muscoli non ci sono , nel caldo, un
caldo afoso del mese di maggio con un solco enorme di granoturco davanti da
spianare io non ce la facevo più guardavo mio padre che mi desse una mano senza
speranza, guardavo mio fratello altro grosso e robusto, ma non si accorgeva di me della mia sofferenza
che quel lavoro tremendo non ce la facevo a farlo, arriva mezzogiorno arriviamo
quasi in fondo.
Al solco erano rimasti venti
metri, mio padre chiede a mio fratello,- aiuta tua sorella- lui non aveva
voglia, mio fratello borbotta qualcosa
fra i denti ma non mi dà una mano, io non ce la facevo più, ero sfinita dalla
fame e dal lavoro troppo pesante, mi
misi a piangere ma nessuno mi dette una mano dovetti stringere i denti e finire
il solco, questo fu il mio primo
approccio al duro lavoro dei campi. , un
bel giorno espressi un mio pensiero chiesi
un abito , immaginavo un vestito rosso, mi sentii rispondere:- per te
c’è una zappa che aspetta ,questa tappa
era diventata alta enorme gigante la vedevo la notte e il giorno che mi
rincorreva ovunque andassi.
Una brutta giornata nevicava
faceva molto freddo a trecento metri da casa vi era un pozzo, io correvo nel
freddo con una brocca piena in mano
d’acqua feci molti viaggi da casa al pozzo sotto la neve e il freddo dovevo
rifornire la casa dell’acqua per
ventiquattro’ore. Avevo un po’ di mal di
gola ma non gli detti tanta importanza poi sentì un freddo intenso incominciò a tremare mi
misi nel letto il respiro si fece molto fitto il cuore batteva a mille all’ora
dopo un po’ qualcuno venne a farmi
visita mia zia si spaventò vedendomi in
quelle condizioni.- andate a chiamare un medico che Marina sta molto male.- Non
era facile chiamare il medico sotto la neve bisognava andarlo a prendere con la
macchina mio padre lo va a recuperare con la balilla la .La neve fioccava
sempre più forte, questo, mi si avvicina mi visita con molta calma e poi se ne
va, esce dalla stanza senza proferir parola in cucina dove tutti i familiari
attendevano la diagnosi questo si mise seduto posò il cappello .- Io da quand’è
che faccio il medico non avevo mai visto una cosa del genere pancia come un
cane io non so proprio cosa fare , proviamo a chiamare Giuseppe sentiamo cosa
dirà lui,- La neve sempre più alta, e il mio povero babbo con la Balilla
correva avanti e indietro in mezzo alla neve ma il dottor Giuseppe non si fece
vedere e io dovetti andare da lui nonostante che stavo male in mezzo alla neve
il rischio di rimanere in mezzo alla strada c’era, una situazione molto pesante
con la macchina era come andare in barca ,in aperta campagna con delle strade
brutte, strette, scomode e mi portano in ospedale li cominciano a farmi
delle grosse punture per calmare i
battiti del cuore, ero sfinita, mi faceva male tutto, con la febbre alta,
pensavo che proprio non ce l’avrei
fatta, mi ripresi molto lentamente,purtroppo
chi ci rimise la pelle fù proprio la nostra cara balilla, , si spacca il motore sotto il ghiaccio.il
giorno dopo sempre sotto la neve è mio padre dovuto andare ad Ancona per
sentire i medici che mi stavano già curando per la tiroide e lo vidi ritornare
sfinito mezzo morto.
Una bella festa si sposavano
due vicine di casa cugine,per risparmiare veniva fatta l’ammucchiata si doveva preparare i polli per il pranzo,
pelarli tutti pulirli,un fatica immane ,s’incominciava il giorno prima
Ma l’atmosfera era straordinaria tutta lanciata nella preparazione di
tutto quello che serviva per il grande evento ,la maggior parte di tutto ciò
che serviva veniva fornito dall’azienda agricola stessa. Non essere mai stata in un posto del genere
mi piaceva. Il giorno della festa tutta la gente che correva tutti vestiti bene
io correvo in mezzo a loro felice .L’atmosfera si surriscalda, un vecchio
organetto mandava una polka, mi invita a
ballare un giovane, io non avevo mai ballato
con un uomo,con le mie sorelle con mia madre era lei chi mi insegnò a
ballare , con un uomo no, mai , questo incomincia stringermi sempre più forte
mi toccava, si doveva sposare una settimana dopo, questo fatto mi sconvolse non
poco,sarei voluta scappare sotterrarmi ma rimasi appiccicata a quel verme
affinchè la musica non cessò.I balli che seguirono li feci con altri ragazzi
alla mia maniera ,divertendosi senza stare appiccicati poi volevo far capire a
quel mostro che volevo ballare ma non
con lui,questo continuava a girarmi intorno invitandomi a ballare con lui, non
capiva o faceva finta di non capire che
non volevo ballare con lui.Alla fine accattai la sua proposta ,era anche
indignato :-mi stai facendo fare una brutta figura nei confronti di tutti, tu
balli con tutti meno che con me- .-E tu
pensa che ti devi sposare la prossima domenica -e lo piantai in asso. Il giorno
dopo ci stavo proprio male, un male interno strano indescrivibile, ero sopra una
collina di fianco la mia casa, improvvisamente come un terremoto dentro di me e
fuori di me mi sentii come chiamata,una chiamata interna che veniva dal
profondo del mio cuore :- Eccomi mio Signore, cosa vuoi da me?- Non voglio che
ti diverti- Il mio amante geloso! Mi segnala la strada della vita, non chiedeva
niente non chiedeva clausura non
chiedeva sacrifici penitenze “no al divertimento” quella frase è sempre nel mio
cuore quando devo fare qualcosa devo regolarmi, se è divertirsi o meno, per
tenere ad una certa distanza il peccato.Era una bellissima mattina di
settembre, mi dovevo sposare. Mi alzai un po’ prestino, dovevo salutare per
l’ultima volta i miei campi, respirare, l’aria dei miei primi vent’anni della
mia vita, la mia aria, la mia terra, il mio cielo, girai intorno ai magazzini
padronali avrei voluto abbracciare ogni albero, toccare ogni foglia per
l’ultima volta, perché il passo che stavo per fare mi spaventava non poco, ma
non ci volevo pensare. Dovevo entrare in un mondo che non conoscevo, entrare a far parte di una nuova
famiglia patriarcale che non conoscevo non sapevo assolutamente nulla di loro,
il mio uomo, non lavorava nell’azienda padronale dove io dovevo lavorare. Come
luna di miele il giorno dopo abbiamo
lavato una montagna di tovaglie, con la suocera e la cognata .Mio marito già
,il giorno dopo riprese il suo lavoro di ruspista .Lillo incomincia ad
elencare i difetti di Mimmo ,-Mimmo
bestemmia! -Mimmo bestemmia -?
-Mimmo bestemmia- .Me lo avrei potuto ripetere mille volte senza una risposta ,fino ad allora io
credevo che il mio uomo era la persona più perfetta che potesse esistere
sulla faccia della terra , mai una
parola fuori posto, sembrava il migliore uomo che la terra avesse partorito ,
agli inizi della nostra storia,spariva anche per quindici giorni,poi
ricompariva come dal nulla ,bello,
fresco, elegante,questo non sapere niente del luogo donde venisse le dava un
fascino particolare ,era come se venisse per me da chissà quale pianeta .Mi
sembrava di essere dentro una favola .Io tanto timorata di Dio ,tremendamente
paurosa del peccato
Io, che pregavo Gesù,che mi
avesse scelto Lui l’uomo della mia vita . E adesso questa accusa tremenda ,il
mio uomo bestemmia !Ma no le bestemmie che pronunciano tutti i comuni
mortali,ma e qualcosa che ti fa paura .Ma come queste cose dette poi da persone
mezze atee,che mi prendevano giro perché andavo a messa o che mi facevo il segno croce quando mi
mettevo a tavola ,ma che razza di bestemmie saranno se spaventano anche loro. Mio Signore mio Dio che razza
d’uomo mi hai dato? Ma! Bella scelta che mi hai fatto. Con il mio carattere
ottimista non ci pensavo più di tanto.Il pezzo più importante del mio corredo
una cosa di cui ci tenevo veramente tanto ,era un quadretto; un volto di Gesù
di Faustina Kowaska era la copertina di Famiglia Cristiana del
millenovecentocinquanttotto ,un Volto così bello ed espressivo che ci passavo
delle ore a guardarlo.
Lo avevo messo sopra il comodino per poterlo guardare con più comodità
,abbeverarmi del suo sguardo, ma haimè! Quello sguardo non lo potevo più
sostenere ,come mi avvicinavo al quadretto ,al mio Gesù ballavano gli occhi, e
mi diceva: - tu ti sei sposata ,mi hai tradito quindi non ti amo più -questo
discorso non mi tornava più
Di tanto non lo capivo
Io, proprio, io mi ero sposata
In chiesa, aveva giurato
fedeltà davanti a Dio ,quindi quel
discorso non mi quadrava proprio e non capivo assolutamente il perché
.Ogni volta che tentavo di tirarlo fuori dal suo nascondino dove lo avevo
cacciato in fondo ad un cassetto a testa in giù , e si anche perché guardarlo
mi faceva paura ,no, non era più Lui il mio Gesù .
Tremende bestemmie di qui mi
parlavano i fratelli del marito le sentii qualche giorno dopo sposata da mio
suocero, perché mi mandavano molto
spesso a lavorare con lui nei campi , fumava la pipa non parlava mai ,ma se
disgraziatamente è poteva capitare gli mettevo una paglia di traverso ,
Incominciava con la sua
filastrocca di bestemmie mai sentite in vita mia erano la verginità di Maria ,
Gesù Crocifisso ed il Santissimo Sacramento .Mamma mia Signore mio e mio Dio ma
dove sono capitata .Qualche volta in certe situazioni mi veniva la voglia di
scappare ritornare a casa ,ma al pensiero ,che mia madre mi avrebbe spedito in
dietro come un pacco postale senza nemmeno guardare che cosa ci fosse dentro
,mi rassegnavo e sopportavo tutto . Nacque la mia bambina ,no ! Non avrei mai immaginato che sarei stata capace di
tanto . Io che nella mia testa sentivo soltanto le parole che mi dicevano i
miei zii ,buona a nulla e figlia di nessuno ,non sei una donna da marito ,per
pià maridù bisogna fadigà
fadiga
fadigà
E tu sei tanto fragile mmmmmm .1!!!
E adesso ero li a godermi il mio capolavoro .La cosa più bella straodinaria che mi fosse
mai potuta capitare .Niente, ero una
donna normale .
Tutti i miei complessi di inferiorità
Che mi sentivo addosso ,
crollarono improvvisamente . Un bel regalo che mi fece il mio sposo, fù un
pezzo di terra brulla tutti sassi , ma un pezzo di terra era il sogno fin da
bambina ,con mio cugino che cosa vuoi fare nella vita e io rispondevo ..;-a me
basta un ettaro di terra con un pollaio di galline .-Stava per nascere il mio
secondo figlio che già troppo facilmente tutti i miei sogni
erano già realizzati ,quasi ,quasi tutto questo mi faceva paura .
Era di domenica il primo
Gennaio ,mi si erano rotte le acque mando il marito a chiamare la levatrice
,non c’era ,lo mando a chiamare la mamma ,non c’era ,và in cerca di mia suocera
,non si capì dove fosse finita e per tutto il giorno non venne nemmeno lei .A
tarda sera incomincino ad arrivare ,io
stavo male, sempre peggio , sopportavo in maniera eroica offrendo tutti i
dolori al Signore, la mamma in una stanzetta,dietro la cucina ,prega il rosario
,e io stavo male, sempre più male, non erano
doglie da parto , ,perché il feto era un
una posizione che impediva il flusso normale
delle urine i forti dolori erano provocati dalla vescica piena che
rischiava di scoppiare da un momento all’altro ma purtroppo l’ostetrica non si
rese affatto conto della situazione anche se in tutti i modi cercavo di farle
capire che stava molto male troppo male .Tutta la notte passò in queste
condizioni drammatiche. Verso le quattro e trenta del mattino incomincia a
vedersi del sangue , il parto purtroppo si era evoluto all’interno,si era
staccata la placenta,la levatrice si
mette ad urlare
In ospedale la dobbiamo
portare in ospedale ,la cosa non era approvata da nessuno dei presenti ,era un
momento troppo delicato per potermi spostare.- Ormai non c’è più niente da fare ,il
bambino ormai troppo tempo è passato è morto o è scemo, ma è meglio che sia
morto ! Urlava disperata l’ostetrica .-Passarono dei minuti ,lunghissimi
infiniti minuti .Prepara la macchina allunga il sedile -disse con voce
autoritaria l’ostetrica -.A quei tempi
nella nostra zona era tradizione che la gestante ,la madre il marito andavano alle nove messe a Loreto,
al parto avrebbero assistito Maria Santissima e Sant’Anna.Quindi tutto era in buone mani .Finalmente nacque. Il
bimbo .-E’ morto! Strilla la levatrice ,è troppo bianco per essere vivo !
-
Lo mette a testa in giù e gli
dà qualche schiaffo alle natiche, il bambino ,si mette a piangere ,un pianto un
po’ fioco, fioco , ma era pianto ,con il mio uomo ,ci guardammo negli occhi con
una commozione indescrivibile ,il bambino era vivo ,era sano era bellissimo .
L’ostetrica ci gela quell’attimo meraviglioso caccia Mimmo ,perché era d’impiccio .Appena nato il
pupo, ,incomincio ad orinare ne avrò fatta cinque litri ,tutti esterrefatti
guardavano la scena ma nessuno parlava ,come era potuto passare il bimbo ,un
vero mistero .Grazie mio Dio ,lo dico adesso ,ma in quel momento in tutta
quella commozione non ci pensai proprio .Ero sfinita tentai di riposarmi ma
assolutamente non ci riuscii , venivo disturbata dalle troppe attenzioni su di
me -Ogni cinque minuti arrivava
qualcuno: -dorme? - Si dorme! -No, non dorme, e intanto ero sempre più
sfinita. Verso le due del pomeriggio mi assale
una febbre altissima ,addirittura quarantadue segnava il termometro, con
le mani aggrappate alle lenzuola guardavo ,
fissa il soffitto ,altrimenti mi girava tutto . ;-chiamate un
medico sentii
Gridare, chi mi si accostava lo cacciavo in malo modo, non potevo
assolutamente distrarmi, dalla lotta che stavo combattendo. Un’ora tremenda, ma
il dottore non arrivava ,intanto la febbre è passata,mi sentivo bene, sembrava
tutto così bello che durò poco ,il bambino non dormiva, urlava giorno e
notte,fatto stà che ad otto giorni dalla nascita ci trovavamo in ospedale ,io
mio marito ed il bambino ,il medico che lo stava visitando parlava con un altro
medico mentre affondava le mani nella pancia del nostro bambino esclama :-
appendicite acuta! Ci lascia soli nella stanza e se ne va ,noi rimaniamo
terrorizzati, così piccolo da operare alla pancia e il dottore sene va senza guardarci in
faccia o dirci una parola, .Passarono
non saprei dire quanti minuti , nessuno si interessò di noi che aspettavamo una
qualsiasi diagnosi ,ma nessuno venne a darcene una .Quel dottore a noi non
disse neanche mezza parola.L’unica cosa che mi venne in mente, che ci trovavamo
in un manicomio non in un ospedale pediatrico. Mi ricordo ancora il nome delle
medicine che diedero al bimbo ,Bellafolina , e Talofen una era un sonnifero,tutto intontito mi
perdeva le poppate ,quando me ne accorsi mi scagliai contro il medico che
gliele aveva orinate come una fiera.Torniamo a casa con gli stessi problemi di
quando eravamo partiti . Venti giorni dopo la nascita del bebè arrivarono i
pulcini ,mille quattrocento , mi sembra ancora di avere nelle orecchie il
pigolio di tutti ,e io che all’inizio non capivo il perché pigolassero tanto .
Mà…..avventura
tosta,rischiammo di perdere tutto il nostro misero capitale. Il mio uomo non
era molto presente in casa, al pollaio ,alla vigna e tutto il resto pensavo io
,un pensiero strano si insinuava nei
..miei sogni ,tutte le notti lo stesso sogno,caccia tuo marito non ci stà mai
con te ,mi svegliavo e gli raccontavo il sogno,lui mi guardava in silenzio e
non commentava mai.Il lavoro molto rischioso che faceva ,per molte ,troppe ore
sopra la ruspa, sempre con la paura di addormentarsi non è che mi aiutasse
molto alla notte quando il bimbo piccolo se la urlava tutta dalla sera alla
mattina .Quindi qualcosa di sinistro si
insinuava fra noi.Ma, con il mio sfrenato ottimismo ,tutto era bello
meraviglioso ,non è che pregassi tanto anzi,a dirla tutta non pregavo
quasi mai ma per me tutto quel mondo
era cosi bello e ringraziavo Dio in ogni istante ,per il sole che nasce e che
muore per ogni fiore selvaggio che era
nei campi,per l’unione di due persone che si amano e mettono al mondo i figli.
Grazie Gesù. Il lavoro nel pollaio mi rendeva felice ,quelle galline erano
tanto allegre con tutte quelle cime rosse, e con il loro cocodè ,ma alla notte l’incubo ritorna
,tocca via tuo marito.Ma perché questo sogno non lo capivo.Guardavo il mio
uomo, per me era l’uomo più bello del mondo ,
ne ero innamoratissima ,quindi tutti quei premurosi consigli notturni non è che mi toccassero più di tanto
.Si al giorno era vero non ci stava mai con me , lui aveva il suo lavoro ,io il
mio, ma questo era anche un bene mi evitava di sentire quelle tremende
bestemmie che mi facevano tanto paura .Quando c’èrano dei grossi problemi ci accasciava come un agnellino
spaventato , per una sciocchezza succedeva il finimondo.Il mio sogno in quel
momento era di poter pregare con lui ,ma haimè non sapeva pregare sapeva solo
bestemmiare. Quando il bilancio tornò in pareggio togliemmo le galline dal
capannone e ci mettemmo a lavorare il cemento ,le galline puzzano tanto, il
cemento pesa tanto, dovremo cambiare lavoro perché mio marito era allergico
tutto ciò è le polveri e i cattivi odori che emanavano le galline. Da quel
periodo in poi e io e mio marito eravamo sempre insieme a casa quindi ci
trovavamo sempre a litigare per qualsiasi cosa dalla mattina alla sera
qualsiasi lavoro facevo non andava mai bene. Si metteva urlare e bestemmiare da
far paura, io stanca di tutto questo un bel giorno scappai da casa e ne vagai
per ore o ed ore nei campi fino a tarda sera, sfamandomi dei frutti degli
alberi , che trovavo , a notte fonda
andai a postarmi sopra un monte, vedevo lui che mi cercava tra i cespugli come
se fossi una lumaca,in quella situazione tanto tragica mi veniva quasi da
ridere. Appena tornata a casa ,nel letto sempre girato dall’altra parte “ma se
te ne volevi andare bastava che me lo avessi detto che io ti ci avrei
accompagnato . Allora
incominciamo a vivere con una certa cautela
cercando di pesare le parole. Ma io stavo sempre più male ero molto debole ma
nessuno capiva il perché non riuscivo fare tutto il mio lavoro con i bambini
piccoli con il campo, le persone intorno a me mio marito per primo non
capivano, non capivano la mia sofferenza. Ero dimagrita molti chili avevo un
volto scuro da far paura, il medico veniva anche di notte perché avevo molti
attacchi cardiaci, ma l’unica cosa che sapeva dirmi sei un impiastro. Mi feci qualche giorno
d’ospedale ma nulla cambiò. I nostri giorni erano tutti una bufera, mio marito
urlava e io piangevo. Una domenica dopo
la Santa messa in parrocchia nel momento
più disperato della mia vita, fuori dinanzi alla chiesa , Signore do la mia vita più pur di salvare la mia
famiglia. Ma queste parole dopo averle dette non ci pensai più. Dopo qualche
tempo era un pomeriggio di settembre faceva molto caldo stavo mangiando i
fichi, mio marito mi diceva : smettila
che ti faranno male, ma erano così buoni che io continuai mangiare, dopo un po’
mi vennero dei dolori molto forti. Il
medico mi diagnostica appendicite acuta.
Era il quattardici settembre millenovecentosettanta, mi trovavo in
ospedale all’Umberto I di Ancona , che,
ci arrivai a tarda sera, mi visitò un dottorino molto giovane, e mi fece una
visita molto accurata, sembrava che cercasse non l’appendicite ma qualcosa al
di là della comprensione umana, mi tastò dalla punta dei piedi fino ai capelli
affinché non trovò una ghiandola sulla parte sinistra del collo piccola,
leggera sembrava quasi insignificante. Da quel momento l’appendicite finisce in
secondo piano, passavano una schiera di medici anche dieci, e tutti tastavano
quella povera ghiandola che avevo sul collo, sta di fatto che si era anche
infiammata, e anche gonfiata, poi anche io molto nervosa la,tastavo.appena
operata mi fecero alzare in piedi., Tutti li sempre a toccare.Questo misterioso
dottorino non si è mai più visto gli venne chiesto il nome e lui disse che era
angelo.
Il primario diceva bisogna sapere
di che cosa si tratta prima di toccare, il suo aiutante insisteva di
toglierla una volta avuta nelle mani
l’avrebbero analizzata e quindi avrebbero capito di che cosa si trattasse, ma purtroppo dopo averla tolta non ci
capivano proprio niente e arrivano verso le dieci del mattino e mettono le mani
sul collo e dicono:- è tutta piena- ma io non capivo di che cosa fosse pieno il
mio collo .avevano fatto un macello mi avevano toccato che ne avevano
danneggiato il male si era imbestialito caddi nella disperazione più nera ,ogni
giorno che passava io stavo più male loro non sapevano che cosa io avessi io
ero sempre più disperata. Affinché stavo molto male un bel giorno per
disperazione mi sono chiusa in camera e ho tolto la chiave perché nessuno mi
ascoltava sembrava che tutti mi portassero in giro io stanca di questo
comportamento aspettavo che cosa succedesse in quella situazione
affinché dopo una buona mezz’ora che io
ero chiusa e suonavo il campanello,finalmente si accorgono di me , apro la porta e trovo tutti infermieri medici
suore tutti lì davanti .La suora appena aperta la porta mi abbraccia si mette a piangere ,Marina !Perchè ti sei
comportata così ci hai fatto prendere un colpo nessuno mi credeva ho dovuto fare un po’ da
matta e dopo poco a farli correre tutti!
Finalmente mi portano del bicarbonato naturalmente non serviva niente ma per
tranquillizzarmi fù un buon
medicinale.Come chiudevo gli occhi avevo davanti a me un’immagine, una figura
grigia in ginocchio come un Gesù nell’orto degli olivi ,ovunque andavo quella
era sempre li era un tormento continuo anche questo era motivo di grande
esasperazione.
Ogni giorno quando arrivavano
tutti i medici e il primario con tutto
il codazzo dietro si mettevano
nel letto di fianco al mio e dicevano che loro erano tanto bravi a levare gozzi alla gola,La tiroide non
l’avevano mai tolta quindi non sapevano
l’effetto non avevano una terapia
adatta quindi è una cosa molto rischiosa
. Io disperata volevo buttarmi da qualche precipizio un pensiero
tremendo mi attanagliava, trovandomi in una tremenda prigione senza sbarre un
male oscuro e nessuno ci capiva niente nessuno mi diceva niente, mio marito
voleva interpellare Pasqualina e io gli urlavo
no! Assolutamente no! Non puoi
andare da Pasqualina e che ti riempie la testa di frottole e sarà molto
peggio, ma lui non ci sentiva un bel
giorno e alla sera quando torna da me e
mi chiede ma tu sei andata a passeggio
fuori? non sei stata tutto il giorno in camera ? -E tu sei andato da Pasqualina?-
Gli risposi io come fai a sapere che io sono stata a passeggio fuori? Tanto
dette tanto fece.che lui la Pasqualina non c’era proprio andato, io dovetti
crederlo e su questo argomento non ci ritornarono mai più. I giorni passavano
molto lenti ne passarono dicitto
tremendi. Il mio grande eroe che
era mio marito tutte le sere veniva a trovarmi appena mi vedeva si metteva a
piangere come un bambino piccolo ci abbracciavamo piangevamo insieme, mia madre
assisteva alla scena e piangeva pure lei non c’era nessuno che mi dava un po’
di conforto io non ero forte ma gli altri erano peggio di me peggio. Passeggiavo lungo il corridoio tutta
la mattina leggevo la Bibbia e piangevo tutto il giorno ma niente cambiava.
Affinché un giorno mi rimandano a casa perché c’era lo sciopero degli anestesisti.
A casa peggio ,che peggio arrivavano i parenti e io piangevo vedere i miei figli e io piangevo,
per tre giorni piansi piansi piansi poi mi misi a lavorare senza avere forse il
coraggio, ma l’aria di casa mi fece bene dopo una settimana ritornai in ospedale vestita bella, cambiata tutta elegante tutta
contenta,il primario mi fece una gran festa , forse pensava che mi sarei andata
a farmi operare da chissà chi.Itanto io pensavo ,non mi metto nelle mani di un
chirurgo quale esso sia ma nelle mani di Dio. Poi ripiombo nella tremenda
realtà di quel male misterioso affinché un giorno stanca di tutto e di tutti,
mi misi a pregare dentro il bagno o Signore perdonami se prego come tu pregasti
nell’orto degli ulivi non sia fatta la mia ma la tua volontà.Da quel momento
tutto cambia, esco dal bagno che sono una persona nuova ,diversa, serena, una
forza interiore che mi sorreggeva.Una mattina passeggiavo lungo il corridoio
,era la mia maggiore occupazione ,spesso camminavo a testa bassa e contavo quei
mattoni su e giù e quante volte li avrò contati migliaia di volte per ingannare
il tempo. ,improvvisamente mi trovai in un ambulatorio ,davanti a me ,con il
volto rivolto verso di me una donna sulla cinquantina,e di spalle il primario
rivolto verso la donna le scioglie un gran fazzoletto che questa aveva sul
capo ,mi compare una scena
indescrivibile,le mancava mezzo volto ;-come stai?- le chiede il medico
-Dottore mio sto tanto bene! -. Mio Dio come può stare bene un persona
macellata in quel modo .E da tenere presente che io avevo ventinove anni a
quell’età la bellezza si ritiene importante ,mi sono sentita dire dal chirurgo
noi ti operiamo ma ti può rimanere la bocca storta una spalla abbassata e puoi
anche perdere la voce, questo insieme di cose mi terrorizzava .Io ero un quel
posto intrusa non capivo come mi potevo trovare dentro un ambulatorio mentre si
effettuava una visita ,non capivo come, ma io di fatto ero lì .Una voce dentro
di me mi dice:-A te non succederà niente ,ti opererai, andrà tutto bene.Mi
ritrovai a ricontare le mattonelle del pavimento.Mi ci vollero molti anni a
realizzare che il Signore mi aveva fatto vedere quella scena per darmi la forza
per affrontare l’operazione .Quella stanza aveva delle veneziane verdi ma non
ho mai capito dove si trovasse .Arrivarono i miei genitori con una camicia da
notte gialla ,l’abbiamo portata a benedire dalla Madonna di Campocavallo
,indossela vedrai che appena la indossi guarirai ,io mi arrabbiai, molto
assolutamente non la volevo mettere, ormai non avevo bisogno di niente,nel mio
modo di vedere e il loro in quel momento c’èra un’un abbisso ,ma alla fine ho accettato di metterla .Ma
prima feci loro un sermone tremendo sul modo di vedere la vita, i miracoli ,e
quant’altro.La fatidica mattina dell’operazione mi vennero prendere molto
presto mi raparono mezza testa ,con un enorme colbacco bianco ,in quella stanza vi era anche uno specchio mi guardavo
in continuazione allo specchio il mio volto era più bianco del turbante che
avevo in testa .Mi adagio nella barella ,mi accompagnano, lungo il corridoio
tutti i pazienti del reparto erano fuori dalle camere per salutarmi ,molti piangevano,altri
pregavano, ero la più giovane del reparto in quel memento che veniva operata di
cancro .Tutti parlavano di me , medici infermieri suore tutti mi chiamano per
nome,ero sempre sul bocca di tutti, tanto dovevo fare da cavia. Erano tutti un po’ spaventati i medici per
primo ma anche contenti che io con molta serenità affrontavo il tutto,Dal
mattino alle nove fino alle sei del
pomeriggio sono rimasta in sala operatoria . Quando ho aperto gli occhi e mi sono trovata intorno
al mio letto tutti i miei parenti
fratelli genitori . Ho chiesto
l’ora per sentire la mia voce se l’avevo ancora, avete visto che parlo ho la mia voce .Ma a loro bastava il
fatto che io ero li ed ero viva i
medici non avevano assicurato niente ai
famigliari prima dell’operazione la operiamo , ma non sappiamo cosa troviamo,
se riusciamo a togliere il male, o la richiudiamo senza toccarla. Negli anni settanta dopo l‘operazione non
c‘era nessuna cura né flebo niente, avendo molta difficoltà a bere non riuscivo
ad ingoiare assolutamente niente dopo qualche ora arriva l‘aiuto primario e
cerca le orine ma le urine purtroppo non c‘erano non potendo bere assolutamente
niente. questo girava in ginocchio intorno
al letto dove sono le urine !Ma benedetto dottore se non posso bere
assolutamente niente come posso urinare gli faccio io. Che esce di corsa dalla
stanza chiamando delle infermiere per portarmi urgentemente una flebo una .ma
una tantum assolutamente una niente più l’unica flebo che feci in tutta quella
operazione . Il giorno dopo incomincia ad avere delle
palpitazioni non stavo per niente bene .
Mandai a chiamare un medico ma purtroppo il medico non arrivava nessuno si
interessava di me, stavo sempre più male niente
medico, affinché la paziente vicina al mio letto si arrabbia ma come
questa signora sta molto male nessuno si fa vedere.finalmente arriva un medico
ma purtroppo non sapeva proprio cosa farmi ritornava ogni ora e io gli
chiedevo:- ma non mi trova un po’ meglio?-:Ma veramente no- come se mi dicesse: -io non so proprio cosa
farti, e passa il primo giorno dopo l’operazione io stavo sempre peggio. Arriva
la domenica mattina la situazione diventa drammatica. Incominciano ad arrivare
i medici degli altri reparti che mi visitavano. Uno incomincia a prendere le
dita sugli occhi mi causava un dolore tremendo vedevo tutte le stelle del cielo
e diceva :-così i battiti si calmano,
non sembra saper fare nient’altro ad un certo momento arriva la caposala
un’altra infermiera si mettono una parte
del letto e una dall’altra mi sentono i battiti per non spaventarmi parlavano
il labiale ma io capì lo stesso 180 di polso e ogni tanto qualche collasso .
visite di ogni tipo senza nessuna risposta
e le ore passavano .vedevo mio
marito con gli occhi bagnati di pianto
che entrava e usciva dalla stanza, mia sorella Lina che piangeva io per
sdrammatizzare un po’ : -ma cos’è piove fuori?-mi raccontò mia sorella che il
primario passeggiava lungo il corridoio e piangeva pure lui tanto non ce la
facciamo , non la salviamo assolutamente.mentre io mi sentivo molto tranquilla
c’era quella forza in me che continuava a dirmi vedrai andrà tutto bene , agli
altri non potevano capire. Verso le 18 del
pomeriggio arriva il primario di cardiologia un vecchietto di 80 anni
tutto curvo e mi ordina una compressa rosa,piu sul fucsia che rosa, situazione
drammatica perché io non potevo ingoiare assolutamente niente nemmeno quella
,.un qualcosa riuscì a mandar giù.è l’effetto della cura si sentì subito, cominciai
a stare un tantino meglio, quella
notte mi misero sotto controllo mi controllarono il polso la temperatura cose
che non avevano mai fatto un controllo regolare mentre prima niente
assolutamente niente dopo l’operazione niente, venivano ogni due ore è passai
finalmente una notte tranquilla. Al mattino molto presto arriva il primario io
passeggiavo con le mani dietro la schiena
, tranquillissima, questo appena mi vide e si mise a piangere come un
bambino come e possibile no io non posso credere non è opera mia ,sono state le
mani di Dio noi non abbiamo fatto niente
come è possibile che tu stai bene .Arrivava mio marito gli dicevo io sto bene
sto benissimo tanto bene .Ero tutta
fasciata fino alla bocca una fasciatura enorme intorno al collo avevo
subito due operazioni prima mi avevano
tolto una ghiandola e mi ero riempita di
metastasi la seconda operazione mi avevano dato ventinove punti, che partiva
dall’orecchio sinistro e girava tutto il collo, i danni procurati dalla prima operazione lo
svuotamento del collo tolte tutte le ghiandole ero tutta morta dalla mano
sinistra tutta la spalla sinistra metà volto ma niente io mi sentivo bene
nonostante tutto,poi ero viva.arriva finalmente il giorno del ritornare a casa,
mio marito era tutto emozionato che non
capiva più niente fuori di sé dalla gioia che è finalmente si ritornava a casa
, con la nostra piccola cinquecento grigia riprendemmo la strada di casa io era
come se avessi la testa completamente staccata ogni sobbalzo credevo di svenire
dal dolore dovevo tenere molto forte la testa con le mani altrimenti
impazzivo. È arrivata la casa mi si
presenta piena di difficoltà di problemi trovai il letto pieno di abiti da
mettere a posto e io avevo solo problema di tenere in piedi la mia testa e il
mio corpo mezzo morto trovai mia madre ma non era all’altezza della situazione
con i bambini piccoli tutti i lavori domestici da fare, mia madre nervosa non
era all’altezza della situazione, io non potevo fare assolutamente niente, mi
misi nel letto sotto il peso di tutti gli abiti
sopra di me, mio marito agli operai da badare l’azienda i bambini i
piatti da lavare e nessuno li lavava il mio uomo non era capace.
La piccola bambina non doveva
lavare i piatti a sette anni si metteva a piangere rispedii a casa mia madre
perché la situazione era intollerabile. Il piccolino di quattro anni voleva
fare tutto lui , voleva
lavare i piatti,
pulire pavimenti, ciò fare, ciò fare meglio di Aurora,
non lo sapeva nemmeno dire come
poteva farlo povero piccolo. Con il corpo mezzo morto se toccavo l’acqua un brivido mi attraversava tutto il corpo , la testa impazziva, i dolori erano tremendi,
ma dovevo farmi forza perché gli altri che avevo intorno erano tanto più fragili
di me.Tutti giorni dovevo andare in Ancona per fare la cobaltoterapia,
con la neve, con il freddo bisognava andare, non sapevo e chi lasciare i
bambini a volte mi portavo il piccolo, la bimba andava a scuola.Gli altri
pazienti mi dicevano:- questo bimbo non
può stare in mezzo a tutto questo disastro, ma io non avendo a chi lasciarlo qualche volta me lo sono
dovuto portare dietro per forza di cose
. Ogni tanto ci guardavamo in faccia qualcuno dei malati mancava
all’appuntamento, una mattina una ragazza di venti anni non c’era perché non ce l’aveva fatta , figlia unica di madre vedova
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