Capitolo 2


 CAPITOLO II

Natale 1970 ,volevo assolutamente che tutto fosse normale come gli altri anni ,cioè fare il presepe come avevo sempre fatto fin da bambina ,per me se non cèra il presepe non era natale. Era troppo freddo per le     mie condizioni fisiche, cèra anche un po di neve ,ma per  fare il presepe ci vuole il muschio e bisognava andarlo a raccogliere un po’ lontano da casa, con tutto quel freddo un vento gelido io non mi rendevo conto quanto era difficile vivere in una condizione molto disagevole, sono partita camminando lentamente sotto il freddo pungente anche se c’era il sole , per fortuna trovai a poca distanza da casa il muschio che cercavo, lo raccolsi molto velocemente e mi ritrovai a casa con  fatica mi misi a letto e ci stetti due giorni dai grandi dolori che mi aveva procurato gli sforzi che avevo fatto, ma il muschio ormai lo avevo preso, quindi ne valeva la pena, anche se con tanta sofferenza, ero immensamente felice perché anche quell’anno avrei fatto  il presepe  e tutto  ritornava scorrere normalmente,quella normalità che non c’èra ma che volevo trovare a qualsiasi costo, Ormai erano passati due mesi dal fatidico giorno dell’operazione io incominciavo ad alzare la testa che fino a quel momento stava appoggiata sopra la spalla sinistra nonostante ciò ero ancora molto grave, la parte era sempre totalmente morta, avevo grande difficoltà a muovermi a camminare.Appena cominciai a sentirmi un pochino    meglio che ero quasi alla fine della cobaltoterapia, avevo ripreso un po’ di peso, mio marito mi dice:- sai  se eri morta ne avrei già presa un’altra!- Ma! Questi uomini chi li capisce, piangono ,piangono,poi…..Le persone che mi stavano intorno ,tutti, parenti,amici vicini di casa, erano,  un po’ strani; era come se vedessero un fantasma ,chissà quali presupposizioni si erano fatti su di me , era come se mi vedessero per l’ultima volta o a me dava  l’impressione che aspettassero che morissi da un momento all’altro,persone che prima non mi vedevano non mi salutavano mai, poi erano tanto gentili premurosi nei miei confronti.Ma chissà visto che non morivo mai, smisero di salutarmi anche questo purtroppo fà
parte della normalità. Nonostante tutto mi sentivo rinata una seconda volta , sentivo avere un’altra vita davanti a me, molto diversa molto più  difficoltosa ma nuova ,in mezzo a tutti questi grandi problemi, ogni passo era una vittoria, il dolore che mi portavo dentro non doveva contare più, volevo dimenticarlo anche se ero sotto il suo peso ogni istante  , uno quando si sente rinato vuole riprendere tutto da capo come il primo giorno quindi io volevo avere un altro bambino per capire, per sapere se ero una persona normale se ce l’avrei fatta, ad avere un altro figlio ormai erano passati sette anni da quando mi ero operata quindi stavo discretamente ero viva e ne valeva la pena di provare , rimasi incinta, in un primo momento questa cosa mi spaventa non poco ma poi ne fui  tremendamente felice, gli altri  bambini li  avevo avuti che ero  troppo giovane avevo poco più di vent’anni non ero nemmeno consapevole in quel momento fù una cosa diversa, mi sentivo responsabile anche se drammaticamente andicappata. La gravidanza fu un periodo meraviglioso stavo bene non mi faceva male niente era come se il bambino mi crescesse in  tasca,  ma purtroppo all’ultimo mese di gravidanza  persi completamente la voce con una pesante laringite e faringite, i medici assolutamente incapaci di curarmi, arrivai al momento del parto senza voce sfinita demoralizzata impaurita, da chissà quale male fossi stata colpita, appena nato il pupo arriva mio marito e mi dice che il bambino non lo dovevo allattare perché il mio latte non era buono, agli altri nostri figli aveva fatto male,ed  :-adesso facciamo una prova questo non lo allatti.Nessuno si oppose a questo strano comportamento del mio uomo, ne medici ne pediatri,sembrava che si fossero messi tutti d’accordo a mia insaputa, ero talmente scoraggiata sfinita incapace di reagire a qualsiasi cosa, ho lasciato fare, lasciando che non mi facessero allattare il bambino.Tutti i miei progetti i miei sogni che questo bambino sarebbe cresciuto forte e sano visto le esperienze tanto negative degli altri che erano tanto fragili perché li avevo allattati poco, troppo poco .   Fin dal primo giorno il bambino stava male   qualsiasi latte le faceva male ormai non si poteva tornare più indietro il guaio era stato combinato, non sapevo proprio cosa darle da mangiare a due mesi gli facevo le pappette frollavo la carne ,frollavo le banane, arriva a sei che pesava sette chili.Lo porto dal pediatra per un controllo.   Tentiamo di compilare una cartella clinica le malattie che aveva avuto il bambino e l’alimentazione mi disse che ciò che mangiava non era un’alimentazione completa quindi bisognava ricoverarlo per dargli un pasto più appropriato all’età che aveva.Lo  portammo in ospedale dopo un lungo consulto il  medico scrive   tutto.       Arriva un altro medico che non sapeva niente di tutto quello che l’altro aveva scritto che non s’è nemmeno preoccupato di leggere la cartella clinica. Bene,bene, il bimbo   è troppo bello con tutto quella robaccia che mangia. Ma se non  mi chiese  niente e non avendo letto la cartella clinica, sta di fatto che dà da mangiare al bimbo un biberon di minestra. Fù come le avessero dato del veleno, gli prende la febbre al quaranta stava malissimo tanto male dopo diverse ore di  dolori , incomincia la diarrea aveva il pancino gonfio come un pneumatico di un’auto. Improvvisamente fa una scarica di diarrea un  getto  che arriva al  letto di fronte ,nel giro di pochi secondi si libera di tutto il veleno che aveva in corpo.  Disperata, arrabbiata, sfinita, la mattina  chiamo il marito per farmi compagnia perchè spaventata della gravità della situazione, arriva la caposala tenta di cacciare mio marito a momenti facciamo a capelli :-signora suo marito deve uscire non può stare qui dentro-: per favore lasciatemi perdere perché sennò prendo un bastone non so cosa succede quà dentro. Ero talmente arrabbiata  con tutto,e con tutti. ;-Io chiamo il direttore -:Chiami pure  il direttore , non importa niente non è questo il modo di curare persone in ospedale.  Questa se ne va e dopo cinque minuti arriva il direttore mi chiede con molta premura e anche un po’ di sfrontatezza ,visto la situazione drammatica di qùi ci eravamo venuti a trovare. :- Signora come sta il bambino ?- Ogni volta che passava tutto gentile mi chiedeva le condizioni del bimbo. Ma a quei tempi  in ospedale  non si capiva chi comandava non ottenni nemmeno un frullatore, il bimbo aveva l’intestino molto fragile per migliorare  le sue condizioni fisiche era necessario dargli le pappe frullate specialmente le banane ma in ospedale assolutamente questo non lo ottenni, dovetti portarmi il frullatore da casa per poterlo curare, farlo migliorare e riportarlo a casa perché per uscire dall’ospedale era necessario che il bimbo aumentasse di peso almeno di due etti ,perché fino a quel momento era solo diminuito,da sette chili che pesava all’entrata in ospedale ora ne pesava cinque .Ma affinché non preparai io personalmente le sue  pappe con le mie mani, come facevo a casa prima di entrare in ospedale, questo non successe .   Il bambino continuò ad essere molto fragile sia ammalava in continuazione di diarrea che più diventava grandicello più la situazione diventava drammatica metteva tutto in bocca, toccava tutto bastava una briciola di pane per doverlo  tenere a dieta due giorni solo con acqua di riso molte volte nemmeno questo bastava se disgraziatamente capitava  che il bimbo rubava quasi qualsiasi cosa e la dieta si deve riprendere,non poteva frequentare la scuola ,anche senza consumare nessun pasto visto che i bambini hanno sempre le tasche piene di tutto bastava una caramella per dover  riprendere la dieta per una settimana.

Che questo piangeva dalla fame, cresceva; cominciava a capire di essere un bambino malato e mi chiedeva ogni giorno mamma io quando guarisco? E io gli rispondevo:- vedrai che guarirai- dentro di me c’era una sicurezza che sarebbe guarito non sapevo come non capivo quando ma la mia fede mi diceva che sarebbe guarito.Molto spesso capitava che non ero in grado di accudire il bimbo dal gran mal di testa ,mi prendevano dei dolori terribili che  partivano dalle spalle e salivano fino alla tempie fino al punto che credevo di impazzire, dovevo prendere dei calmanti altrimenti rischiavo di andare in coma per il dolore,con quanta sofferenza lasciavo che la sorella lo cambiasse fin da neonato perché io non reo in grado di farlo,    A quei tempi facevo un sogno che si alternava era sempre lo stesso sogno un pezzo di terra nera, molto bella, pulita  la toccavo con le mani, la accarezzavo.dissi a mio marito che bisognava cercare questo  pezzo di terra nera io gli dicevo abbiamo due figli maschi quindi bisogna avere un terreno più grande , per avere un lavoro sicuro per tutta la famiglia  La testa mi ragionava in un modo un po’ strano come  due generazioni più indietro,avendo io una mentalità tutta contadina, quando si viveva soltanto nella terra   l’unico  sostentamento.Raccontavo   a tutti i parenti  questo sogno    erano avvisati che mi dovevano cercare questo pezzo di terra nera dopo un po’ di tempo  mia cognata mi dice che era in vendita un terreno presso il Coppo, io andai di corsa vederlo dove si trovava, da qualche anno che era in vendita ma nessuno lo voleva sembrava una terra assolutamente incolta metà sembrava una palude piena di acquitrini e camomilla, l’altra metà era piena di tutti tipi d’erbacce che esistono sulla terra  nessuno aveva mai chiesto per acquistarla perché faceva quasi paura, invece per me era molto bella in una posizione invidiabile metà a pianura l’altra un po’ in declino molto lieve.Da quel giorno il sogno svanì non era più,sogno ma realtà. Acquistammo questa terra, l’avevamo comperata era nostra ormai .Mimmo mi accompagna a vedere il nostro acquisto .Questo è il confine guarda laggiù guarda di là di guarda di sopra guarda di sotto .Ma purtroppo niente era chiaro, ,addirittura una capannina in pietra veniva tagliata a metà .Io di fatto un po’ seccata rimproverai Mimmo ,:ma non esiste che tu compri una casa tagliata a metà ,il rogito era stato stilato lasciando questa situazione tutta ingarbugliata. I giorni che seguirono incominciamo a frequentare la nostra proprietà ma lì c’era un vicino molto strano di fatto non accettava che noi avessimo comperato quel terreno chiedeva alla proprietaria se lo avesse venduto lei gli diceva di no, c’era la questione della capannina che loro ci tenevano i maiali i primi tempi ci stava comodo lasciare la macchina davanti alla loro casa non avendo ancora un’altra entrata. C’era tutto da fare. Quella famiglia aveva  due bambini piccoli che bevevano vino ,la nonna al mattino al posto del latte per colazione le dava vino e cipolla spesso mi chiede un parere se non era ottima la colazione di pane vino e cipolle. :-Che te ne  pare  Marina? Non va bene?   Cosa c’è meglio del pane con la cipolla, tutte queste robe  moderne non le capisco-  nonostante io le dicevo che i bambini devono mangiare il latte non vino e cipolla,  lei continuò fare tutti i suoi discorsi strani. La mamma dei bimbi non si occupava quasi mai di loro non andava d’accordo con la suocera si facevano soltanto dispetti, purtroppo le pagavano le conseguenze i bambini. La mamma se ne stava tutto il giorno in campagna anche senza mangiare. Non rientrava in casa per non vedere la suocera e le zie.Queste una era cieca l’altra era  inferma ,la cieca badava quella inferma faceva tutto lavava la biancheria  mi meravigliavo a vederla essendo cieca con quanta sicurezza si muoveva in tutta corte dell’azienda agricola.La Gina ammalata   di denaro era molto abile nel cercare  di ottenere le pensioni per queste anziane ne prendevano diverse di ogni tipo di invalidità,  accompagno lei metteva tutto da una parte il denaro accumulava denaro pensava soltanto accumulare denaro ,chi è  avaro non dà da mangiare ai figli non faceva mai da mangiare. Il marito visto che lei non preparava mai niente, andava al ristorante anche due volte al giorno, tornava a casa completamente ubriaco picchiava la moglie e lei picchiò il marito i bambini piangevano o quando tornava spesso raccontava alla mamma tutti i pranzi luculliani che faceva   fuori di casa e lei era molto contenta si   riteneva in una trappola non poteva uscire essendo vecchia e malata,  vedeva il figlio che andava fuori libero a prostitute, ne era felice,molto spesso si metteva ad urlare che il suo bambino era  stato ingannato, lui piccolo aveva sempre venti anni e la moglie ne aveva cinquanta , aveva otto anni di meno della moglie ma ce ne metteva venti o trenta nel suo immaginario si metteva a gridare su un balcone della casa povero figliolo mio  e piangeva e si diperava. Li vedevamo troppo spesso tutti ubriachi vedevano  madre ,figlio nuora e nipoti,purtroppo tante troppe volte abbiamo assistito a queste scene raccapriccianti. Questa famiglia aveva convissuto con la famiglia di mio suocero per un anno la conoscevamo appena ma come arrivammo lì facevano  di tutto per metterci a disagio cominciano a farsi dispetti  ci tagliavano i tubi dell’irrigazione, una sera verso le nove chiama mio marito per telefono che c’erano delle persone sospette intorno alle nostre serre io non volevo che fosse andato perché queste persone strane mi facevano paura, pregai mio marito con tutta l’anima che non partisse che non andasse di notte con questa persona tanto strana ma non ci fu niente da fare tanto detti e tanto feci, che parte lo accompagna nel campo alle 10 di sera ma purtroppo non c’era niente non c’era nessuno era solo le stranezze di quella persona alla mattina dopo trovammo la tubatura tutta danneggiata lui si era premunito di tutta questa storia per giustificare i danni che faceva sulla nostra proprietà.Mi piaceva molto lavorare in campagna quando ne avevo la forse,ma molto spesso purtroppo non ce la facevo il mio corpo mezzo morto mi procurava dei dolori molto forti, ma non volevo dirlo a nessuno dovevo  farmi forza, perché mio marito era molto più fragile di me, tutto lo spaventava     e allora io dovevo dimostrarmi forte, alla sera si ritornava a casa, facevamo avanti indietro Camerano, Coppo, Coppo e Camerano.Damiano lo lasciavo spesso con sorella, noi venivamo lavorare io e mio marito, la figlia grande aveva quindici anni il secondo dodici , erano in grado di badare a se stessi e anche il bambino piccolo, noi venivamo tutti giorni a lavoro questi  nostri vicini dava molto fastidio perchè loro non lavoravano  tutti giorni ma a  periodi lavoravano altri non si vedeva nessuno nei campi. Una sera appena arrivata a casa mia   figlia grande mi dice:- mamma Damiano s’è mangiato mezzo chilo di miele- io ero talmente sconvolta perchè tutto gli faceva male, passo una notte con questa tremenda paura che gli facesse male il miele, avevamo vissuto poco prima  un altro mese in ospedale,la diagnosi era che  ormai il bambino di due anni e mezzo era vecchio per guarire aveva la celiachia, ma questa non venne mai conclamata nemmeno con la biopsia, la prospettiva era che il bambino non avrebbe potuto mangiare del pane per tutta la vita.      Ma la speranza è l’ultima a morire. .al mattino presto  mi alzo vado a controllare il bambino nella  culla che dormiva beato in un mare di pipì, questo non era mai accaduto, appena si bagnava , perché la sua pipì era come un fuoco che brucia e si metteva a urlare, non aveva mai potuto portare i pannolini quando faceva la pipì o la popò per pulirlo portavo via anche la pelle .  Lo vedevo che cominciava a crescere sano aveva cambiato aspetto mangiava di tutto di più, non gli faceva male più niente,  lo porto ai controlli in ospedale. I medici, una decina  a guardare il bambino sbalorditi che dimostrava salute aveva un bell’aspetto era aumentato  di peso era robusto e sano.Vorrei tentare di raccontare il vissuto di questi nostri vicini la piccola Mariuccia aveva molto bisogno di affetto di coccole purtroppo nessuno gliene  faceva le pretendeva molto spesso da me, mi veniva vicino, sapeva soltanto dire parolacce, era come un piccolo animaletto, voleva che la prendessi in braccio la tenessi molto stretta perché nessuno  mai la abbracciava  voleva fare il girotondo.Se qualche volta le portavo  delle bambole  la madre le bruciava , i giocattoli erano i loro corpi che si tastavano in continuazione uno con l’altro come due gatti. Al mattino presto li mandavano a prendere il vino in cantina il maschietto di otto anni beveva nella bottiglia poi doveva andare a scuola già sbronzo, avevano l’insegnante di sostegno ma quando tornava a casa la madre insegnava loro a fare compiti,essendo analfabeta distruggeva quello che l’insegnante costruiva a scuola .   Se qualche volta sia io che mia figlia tentavamo di insegnarle qualche cosa  ne era gelosissima e non lo permetteva .Quando aveva dei problemi con l’insegnati dei figli si metteva in terrazzo e gridava al vento tutti i suoi problemi ,durava per delle ore e tutto finiva lì.Avevamo le api nel nostro terreno ma non erano le nostre ,erano di un signore che non conosceva assolutamente nulla di questi straordinari ,meravigliosi animaletti,non finiremo mai di scoprire i loro doni.  Tutti i giorni mi  chiedeva se volevo acquistarle;- ma prima di bisogna che imparo a conoscerle , però tutto questo per me aveva un valore straordinario visto che aveva salvato la vita al nostro bambino. Per conoscerli questi straordinari piccoli  insetti sono tanto belli ma fanno anche paura  pungono, prima di toccarli bisogna essere ben equipaggiato dalla maschera ai guanti.   All’inizio facevo molti incubi,di notte sognavo di avere attaccato addosso chili di api, ma dovevo vincere questa paura perché era assolutamente necessario  allevarli   amarli conoscerle, acquistai dei libri, e scoprii i suoi straordinari pregi quei miracoli che hanno fatto ,il perché    le api  producono l’acido fenico che non è fattibile in laboratorio ,questo cura l’intestino in maniera eccezionale .Ma il miele deve essere fresco dopo un anno diventa vecchio e l’acido fenico muore e  non cura più. La   pappa reale fa miracoli su persone malate, la propoli che cura qualsiasi tipo di infiammazione è istantanea,basta che tocca sulla pelle e guarisce tutto subito.  Atro che penicillina,ne puoi prendere dieci quintali non da assuefazione cura sempre allo stesso modo.C’è voluto duemila anni per capire che Dio ci  aveva donato dei meravigliosi antibiotici. Natale del duemila e dieci senza Dio c’è babbo Natale ci sono i regali si parla soltanto dei regali ma non si parla mai della nascita del bambino Gesù .Lui che se ne parte dal luogo più meraviglioso che è il paradiso per venire sulla gelida terra in mezzo a questa umanità  lontana, indifferente, desertica che non cerca Dio non lo vuole crede di farne a meno e satolla di tutto .
                   Mi ricordo quando ero bambina si preparava il presepe, mia nonna si metteva a farlo lei e noi bambini lì intorno non potevamo toccare le figurine che erano di carta ma il bambinello purtroppo non si notava rimaneva nascosto dentro la capannina troppo buia visto che a quei tempi non c’èra l’elettricità,  ce ne metteva due,un’altro  di celluloide  lo metteva davanti la capannina sopra un ciuffo di  verdure artificiali. Che magica atmosfera si creava la vigilia  per la notte santa, portavamo un ceppo enorme sul fuoco  la zia  Maria metteva una tovaglia bianca sopra la sedia perche la mamma Celeste si metteva seduta accanto al fuoco per riscaldare il Bambino Gesù che aveva tanto freddo, per noi bambini ci sembrava tutto così vero reale logico ,quella enorme cucina tanto spoglia vuota mi sembra ancora i vederla quella misera seggiola . Natale era una festa particolare c’èra la letterina che si preparava a scuola con la maestra per  i genitori con tante promesse che saremo stati buoni studiosi ubbidienti .Poi arriva sempre qualcosa che guasta la festa il giorno di Natale.Mamma per farmi mantenere le promesse fatte nella lettera mi mette subito alla prova visto che vuoi essere buona vai a portare al pascolo i maiali ,bèh e dirla tutta ci rimasi molto male .Ma ora riprendiamo filo del racconto.Si affaccia il problema dei polli i nostri vicini avevano centinaia di polli sparsi nel nostro misero orto lo distruggevano non vi erano recinti , la zona era vasta non era facile correre ai ripari, polli ovunque,  la situazione divenne molto tesa , sembrava proprio che  loro si divertissero a farci  dispetti, bucavano tutti i  pomodori distruggevano le piantine di cavoli tentare di farli ragionare fu assolutamente inutile, avevano messo una barriera di frasche per impedirci di prendere il nostro trattore , chiamammo i carabinieri non si presentarono, il trattore ci serviva con molta urgenza per fare i trattamenti ai pomodori, tentammo di aprirci
 un varco in quel muro che ci ostacolava di ritirare il nostro mezzo, io esasperata da quella situazione mi misi a sfidarli, mi sentivo un’eroina da un fianco avevo mio figlio , dall’altro mio marito , ma purtroppo il signor Mimmo mi dette un gran colpo in testa con un forcone ,caddi a terra tramortita, il mio bambino era fianco a me, aveva sei anni -:mamma parlami dimmi che  non sei morta ?-. La signora Gina mi tirava per le gambe e urlava :-  non ti sei fatta niente e non è vero che stai male, tutto  perché ci vuoi rovinare- io non capivo niente, ero inerme, non capivo cos’era successo non sentivo dolore, soltanto che non riuscivo muovermi ,arriva l’ambulanza mi portano in ospedale ,l’infermieri molto curiosi chiedevano chi mi avvesse ridotto in quelle condizioni ,appreso che era un vicino di casa, mezzo matto e non il marito, la cosa non era interessante quindi rimasero molto delusi il fatto non era appetibile e non finii sui giornali .Poi l’unica preoccupazione era il darmi meno giorni possibili di guarigione per non danneggiare quel poveretto che mi aveva picchiato, bisognava proteggerlo ,con più di otto giorni,alrimenti verrrebbe arrestato quindi con una lesione alla cervicale e otto giorni di guarigione.Povera  me come ero ridotta, parte destra lesionata del colpo di forcone, la parte sinistra dal cancro, non potevo reggermi in piedi, dopo tre giorni mi fanno  ritornare ad un controllo in ospedale avevamo prescritta  una visita neurologica , lungo il tragitto cominciai a star male  non riuscivo a stare seduta ogni piccolo spostamento mi procurava  un dolore insopportabile non avendo preso nessun  appuntamento la visita non venne effettuata, dal gran dolore mi trovai al pronto soccorso non avevo bisogno di una visita neurologica ma ortopetica chiesi a mio marito di nascondere quella impegnativa che in quel momento non serviva ma purtroppo non mi dette ascolto, quindi subii quella visita neurologica  da quel punto di vista ero sana .in quel momento arriva anche l’ortopetico  , che si guardano in faccia sia neurologo che  l’ortopedico per ripicca nessuno dei due prende la giusta decisione stà di fatto che mi sono  dovuta pagare anche l’ambulanza per ritornare a casa. Un’altra notte terribile,  il giorno dopo al pronto soccorso per una visita ortopedica questa volta mi feci accompagnare  da mia figlia, mi misero un collare e un busto per potermi reggere in piedi .   Eravamo presi come da un morbo che quell’uomo doveva pagare in denaro tutto il danno che mi aveva procurato ,tutti i giorni di guarigione dovevano essere contati ogni respiro del mio dolore quell’uomo lo doveva pagare ,era un morbo assurdo di odio chi ci divorava ,andavo dal mio medico curante per chiedere i giorni di guarigione ,questo mi rimproverava perché lo avrei rovinato, neanche lui mi capiva.Dovevo riprendere la mia vita di sempre ritornare al campo al mio lavoro ritornare a rivedere il luogo dove ero stata quasi ammazzata,, rivedere il mio carnefice tutti i giorni in ogni istante averlo sotto i miei occhi ,la mia prima reazione fu di panico poi da rabbia perché vi era la senzazione che lui era protetto da tutti dalla società completa e io ero la perseguitata .Venne il fatitico giorno che dovevo andare in tribunale ,dentro di me sarebbe finalmente arrivato il  giorno che avrei  guardato negli occhi in un .posto neutrale quell’uomo ,ma purtroppo questo non si presenta .Io sono stata per ben due ore in attesa  soffrendo tutte le pene dell’inferno, ma non si fece vivo .Venni chiamata in una stanza per un nuovo appuntamento ,il medico del tribunale non mi ha  degnato di uno sguardo, di spalle mi rifila un biglietto per un ‘altro giorno. Ne quella volta ne mai si presentò.Abbattuta ,delusa, arrabbiata, derisa ,quelli che in questa storia ci godevano sopra .fu un momento terribile come se il mondo ci fosse crollato addosso.fu un periodo veramente terribile eravamo molto abbattuti, nemmeno i sogni erano tranquilli, alla notte facevo molti incontri, una notte feci un sogno la Gina e  la suocera mi correvano dietro avevano un’arma a doppio taglio una parte un’ accetta dall’altro un falcione ovunque andavo  mi venivano dietro tutto mi sembrava così  reale, il giorno dopo questo sogno si presenta nella realtà “la suocera della Gina era già morta non lo avevamo nemmeno saputo” eravamo in fondo alla stradina daccapo il nostro campo avevano un agnellino molto piccolo, bianco, l’ agnellino è venuto vicino a me la Gina venne riprendersi l’agnellino con quel l’arma a doppio taglio esattamente uguale a quella  del sogno, ma   la cosa tremenda era che non ci si parlava, si avvicinò nel silenzio si riprese il suo agnellino, andando via era come se il sogno fosse diventato realtà, tutto era cupo e brutto. Mio marito mi disse che vi era un uomo molto bravo che risolveva tutti problemi , quindi dovevamo andarci,era un   posto molto strano ,  sentii una puzza terribile   dissi a marito che me ne volevo andare questo posto mi faceva paura c’era di tutto , civette imbalsamate gatte,  santi, crocifissi, Padre Pio, arrivò un omino smunto, sporco, mi faceva ribrezzo vederlo, ci sedemmo davanti ad un tavolo questo mi impone di alzare delle carte, dei tarocchi con la mano sinistra, dei brividi mi scendevano lungo la schiena, io non le volevo toccare, ma mi obbligarono, cominciai ad alzare le carte c’ era il fuoco , la morte che tutti ci odiavano, questo mi fece grande impressione chiesi quanto denaro volesse per il lavoro già fatto, ci chiese ventimila lire  dissi -dagliele e andiamocene  ma purtroppo tentai di portare via mio marito per un braccio, ma era come se fosse una colonna di cemento armato e non riuscii a sportarlo di un centimetro ,mentre questo continua ad   elencare i nostri disastri che il mondo ci odiava troppo, in quel momento questo ci sembrava vero alla fine gli detti cinquantamila ce ne andammo  terrorizzati. Il giorno dopo mio marito va al mercato io stavo male stavo terribilmente male dei dolori mi attorcigliavano il ventre  era come se avessi avuto tanti serpenti vivi nella pancia, ad un certo momento vedo il Papa Giovanni Paolo II di fianco a me vestito di rosso con i paramenti sacri, quel giorno si trovava in Polonia erano le dieci del mattino, lungo il corridoio vidi l’omino smunto e sporco del giorno prima, i due litigavano il Santo padre allungò un braccio verso quell’omino e gridò                               .- vai via - e a me mi disse -fatti tre segni di croce che si passerà tutto , io  me ne  avrò fatti cento e tutto il dolore terminò, arriva mio marito dal mercato tutto preoccupato, dai  alzati che dobbiamo andare tu sai dove, io gli dissi- no, mi dispiace non c’è bisogno, abbiamo che ci protegge, tranquillo, che vedrai che andrà tutto bene.In quel periodo furono anni di  molta siccità per fare l’orto serve tanta acqua,  avevamo scavato un misero pozzo sul nostro terreno ma come arriva l‘estate di acqua ne dava molto poca, accanto alla nostra proprietà vi era un laghetto molto bello pieno d‘acqua che nessuno  usava  per la coltivazione del grano e bietole non serviva assolutamente. Amministrava quella proprietà mio cognato, il fratello di mio marito,  lui insisteva che quell‘acqua si poteva prendere perché tanto non serviva a nessuno, ci organizzammo, con un bel tubo grande, essendo sopra di noi portare l‘acqua sul nostro terreno era uno scherzo, avevamo un piccolo laghetto per depositarla quindi  sembrava tutto così bello, facile, ma quando ci mette lo zampino il diavolo niente diventa semplice, questa cosa dava  fastidio  ai nostri vicini,  che coltivavano a  mezzadria quel terreno, dicono che a loro quell‘acqua serviva quindi non la  potevamo toccare,  mio cognato insisteva che a loro quell‘acqua non serviva quindi potevamo prenderla  ma,purtroppo davamo fastidio a tutti, perché  lavoravamo troppo ,  nessuno ci amava. Questi si organizzarono fecero molte spese, comprarono tanta tubazione per poter usare quell‘acqua per farci dispetto, avevano tanta terra,ma quell‘anno l‘abbandonarono tutta pur di stare lì  ad usare quell‘acqua, tutti i giorni tutta l‘estate per seccare il laghetto.Piantammo cinquemila piante di radicchio era verso il venti agosto era una giornata molto calda naturalmente  finito la piantagione ,mando mio figlio ad attaccare l’irrigazione  ma haime era tutto secco non avevamo neanche una goccia d’acqua , nel giro di mezzora tutto poteva diventare fieno,ma non facemmo nemmeno  in tempo di pensare come sbrogliare la matassa che scese una nebbia fittissima che non ci vedevamo uno con l’altro come dal nulla si forma un gran muvolone e incominciò a piovere non saprei se piovve soltanto sopra il radicchio ma quella pioggia mantenne umido il terreno per tutta la stagione   per non farcela prendere di notte la mandavano via a scorrimento, noi facemmo i nostri passi, scavammo altri pozzi altri due pozzi riuscimmo ad ottenere la forza motrice per poter usare   quell‘acqua  era sempre tutto secco .In quegli anni non pioveva mai non cadeva poche pochissime gocce d‘acqua l‘estate, pochissima l‘inverno , anni e anni di siccità facemmo tanti impianti a goccia in modo che  quella poca acqua doveva servire per tanti campi da annaffiare, meloni pomodori contavo  con l‘orologio in mano  i minuti, dieci in ogni campo, avevo tre campi da annaffiare e tutta l‘acqua durava trenta minuti,  tutto cresceva bello e  rigoglioso.Molto spesso guardavo il cielo tanto limpido bello pulito non c‘era mai nemmeno una nuvola un giorno erano le tredici del pomeriggio un cielo limpido sereno vedo  verso ponente una scia nera come quelle che lasciano gli  aerei  solo che era un po‘ più contorta e un po‘ più scura che scendeva verso di noi, io ero nel campo a pulire  i crisantemi togliere dei getti per fare il fiore più bello, incomincia piovere con delle grandi gocce, mio Dio, come fa a piovere se c‘era il cielo sereno c‘era soltanto una piccola nuvoletta che veniva da quella scia , praticamente pioveva soltanto sulla nostra proprietà , questo durò per ben sei ore. A pensare che mio marito non voleva piantare niente perché l‘acqua non c‘era io continuavo a ripetere, vedrai che il Signore ci penserà, ci aveva proprio pensato  bene, era settembre quindi tutto il  nostro piccolo orticello ben annaffiato tanto bene che non  abbe più  problemi per quell‘anno. Intanto i nemici aumentavano c‘era nemico l‘ex proprietario del terreno , quattro signore che sono state costrette a vendere  quella terra per poter pagare  gli avvocati essendosi messe a litigare sulla divisione di questa. La Gina che mi mandava imprecazioni dalla mattina alla sera ,:- diceva che tanto vedrai le mie imprecazioni prendono, oggi è venerdì per domenica sarai morta- io ci ridevo  un po‘ sopra perché tanto mi sentivo un po‘ protetta dall‘alto quei fatti che accadevano gli facevano sentire più forte perché pensavo che il Signore ci ama, quindi andiamo avanti senza paura tutti insieme. I nostri nemici facevano dei pranzetti lì nella casa di  questo signore che mi aveva picchiata, si ammucchiavano lì tutti nella casa di questo, sempre sotto i  nostri occhi ,la proprietaria  del terreno, quello che ci negava l‘acqua, di qùi ormai grazie a Dio non ne avevamo più bisogno, tutti, anche il parroco mi confessò che aveva partecipato quei festini, ch‘io l‘avevo chiamato un giorno perché la situazione era troppo pesante . Vedevamo queste persone tutto il giorno che non lavoravano ma impegnavano tutto il tempo a fissarci , allora io chiamo il parroco cerca di parlarci e di farli ragionare, non ce la facciamo vivere non abbiamo fatto del male, lo abbiamo solo ricevuto.Spesse volte lo incontravo in paese cercavo di parlargli questo come gli andavo vicino e lo guardavo negli occhi le si dilatavano le pupille, si capiva lontano un miglio che si sentiva colpevole di qualche cosa.Molto tempo dopo mi confessò che sì era andato lì per parlarci ma purtroppo si erano tutti ubriacati e non le disse mai niente.



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